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Che Italia sarà?
lunedì 30 novembre 2009
Scheda tecnica della puntata di "Porta a Porta" del 30 novembre 2009
E’ finita la recessione o è iniziata la ripresa? Può sembrare la stessa cosa, ma in realtà si tratta di due scenari diversi.
Nel primo caso, si potrebbe considerare archiviata la fase acuta della crisi finanziaria mondiale iniziata nell’estate del 2007 – anche se la vicenda di Dubai ci deve indurre alla massima prudenza – ma non saremmo ancora di fronte ad una vera e propria inversione della congiuntura.
Nel secondo caso, dando ormai per scontata una caduta della ricchezza nel 2009, si dovrebbe contare sul fatto che nel 2010 si consolidi la tendenza al recupero già mostrata nel secondo semestre di quest’anno e si potrebbe immaginare che già nel 2011 il pil mondiale torni ai livelli pre-crisi.
Quale delle due ipotesi è più realista? La maggiore probabilità è che siano entrambe valide, ma per paesi e aree economiche diverse.
Per esempio, i paesi di più recente sviluppo sono già da tempo in piena ripresa, tanto che le ultime previsioni parlano di una crescita del pil cinese dell’’8%.
Gli Stati Uniti, invece, chiuderebbero l’anno a -2,5% ma la stessa percentuale, questa volta col segno più, li vedrebbe recuperare nel 2010.
Peggio messa risulta Eurolandia: il suo prodotto interno lordo crescerebbe dello 0,9% nel 2010 e dell’1,7% nel 2011 dopo aver perso quattro punti quest’anno.
Quanto all’Italia, l’Ocse ci attribuisce questo trittico: -4,8% nel 2009. +1,1% nel 2010 e +1,5% nel 2011.
Numeri che inducono alla prudenza, anche se dopo molti mesi di grande preoccupazione la Confindustria ha modificato in meglio le previsioni, nonostante che fin qui rimanga superiore al 20% su base annua la caduta della produzione industriale.
Essendo però bloccati gli investimenti e fermi i consumi interni, è assai probabile che si stiano riempiendo i magazzini, dopo che nei mesi scorsi erano state consumate le scorte.
Dunque, molto dipenderà dalla capacità delle nostre imprese di intercettare la ripresa mondiale, e quella asiatica in particolare. Finora, però, le nostre esportazioni viaggiano a -23%, perché prodotti italiani in molti settori non sono sufficientemente competitivi.
Per questo nei prossimi mesi ci si deve attendere una raffica di chiusure di aziende, specie nel settore manifatturiero: un banchiere come Corrado Passera ha ipotizzato che saranno non meno di 250 mila.
Il che comporterà la perdita di un gran numero di posti di lavoro (minimo mezzo milione), tanto che l’Ocse prevede che la disoccupazione arrivi all’8,7% nel 2011 dal 6,8% che era nel 2008. Con grave danno per i consumi, e dunque per la stessa ripresa.
Insomma, la crisi più grave dopo quella del 1929 sembrerebbe davvero finita. Ma la recessione che essa ha generato rischia di rientrare dalla finestra dopo essere uscita dalla porta.
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